E questo è quello che ho trovato leggendo Veramente difficile ripetere il medesimo stratagemma; a quanto pare l’autore, Davide Malesi, quello che licenzia i poeti ma solo nel blog, ha una passione per i titoli al metro, anche il suo ultimo romanzo, del quale sta raccontando la genesi (a partire da qui), ha il titolo nascosto nell’acronimo UPDADB.
Ma torniamo a Veramente difficile ripetere il medesimo stratagemma che personalmente ho ribattezzato tra me e me: L’ultima copia del libro di Malesi, visto che l’ho trovato dopo diversi tentativi in altrettante librerie e pare che abbiano diffuso solo “ultime copie” (o quasi). Tutte esaurite però.
Tra l’altro, si dice che i motivi reconditi che hanno spinto l’autore a intitolare il suo primo romanzo Veramente difficile ripetere il medesimo stratagemma siano andati irrimediabilmente perduti in qualche piega del tempo, quindi meglio lasciarsi il lembo della copertina alle spalle ed iniziare ad incamminarci nella lettura.
La struttura del romanzo è molto interessante, un valzer metropolitano di percorsi mentali, quelli di Lapo un “funzionario commerciale” e quelli della sua amante Ester, investigatrice per una compagnia di assicurazioni. (Ad essere precisi Ester ha due amanti ed un marito che dice sempre “la cosa sbagliata al momento sbagliato”).
Ma dove si trova Lapo? È nei corridoi della metro di piazza Vittorio che tanto odia? Sta dormendo nel suo letto, sta per avere un incubo nel suo appartamento di Furio Camillo?
“Aveva sognato Lapo, quella notte (o quel mattino, più esattamente, dacché il sogno l’aveva assalito alle prime luci dell’alba, mentre s’avvoltolava tra le lenzuola, nel bel mezzo dell’ultima ora di sonno disponibile, quando, non si sa perché, un sacco di gente s’avvoltola tra le lenzuola di qua e di là, freneticamente, come in una ribellione); dunque aveva sognato, Lapo, il suo ex collega […] ”.
La narrazione ruota attorno alle rotonde dei loro pensieri, ricordi, idee, fissazioni, quelle che abbiamo tutti, quei punti intorno a cui giriamo e rigiriamo la punta della matita sul foglio.
Il tempo della narrazione procede in avanti e in dietro come nei due sensi della metropolitana, lo scrittore decide le fermate a cui farci scendere, due mesi e mezzo fa, un anno avanti o due indietro o come vuole lui, ci scarrozza su e giù lungo le vite dei personaggi. E a volte ci si perde un po’ tra i pensieri di Ester e quelli di Lapo, si ha quella sensazione di smarrimento di quando si va in un quartiere sconosciuto dove tutti i palazzi sembrano uguali e ci si domanda se non si è già passati di là, forse ci siamo persi.
Ma ecco che l’autore si affaccia un attimo tra le pagine del libro, riacciuffa il lettore e lo rimette sulla pista.
A pagina 74, scopriamo che Ester si sente una che “non decide niente”, e Lapo invece si sente “incompiuto”, sono quei tipi di sensazioni che nella vita, per un motivo o per un altro, qualcosa o qualcuno ci ha lasciato addosso, ma dov’era cominciato tutto? Quand’è che Ester aveva iniziato a pensare che era “una che non decideva niente”? E quand’è che ha deciso di non essere più “una che non decideva niente”? E da dove proviene questo rivolo che attraversa Lapo e lo fa sentire “incompiuto”?
Le parole, si sa, hanno effetti collaterali, a volte ne sentiamo gocciolare qualcuna, apparentemente è una cosa innocua, eppure noi in quella gocciolina potremmo anche annegare, o essere spinti chissà dove dall’onda d’urto che genera nella nostra mente, che rimescola fin sotto la sabbia e che ci risveglia bagnandoci la punta dei piedi con qualche vecchio pensiero portato sulla riva.
(A spasso nella Rete, hanno parlato del libro: Eio, Seia e Falso idillio con un fantastico post).
Nella foto: alcuni nuovi arrivi immortalati in “Letture in colonna”.
